Definirti “innovatore” è, forse, molto riduttivo. Hai detto, scritto, comunicato tanto. Ci hai insegnato tanto. Sì, è più corretto così. Ci hai insegnato tanto, prof.

Ci hai insegnato le trasformazioni del design nell’era della rivoluzione digitale mentre tutti noi provavamo a spiegarci cosa fosse e in cosa consistesse questa rivoluzione digitale.

«Non è semplice definire il “blur”. Anche la sua traduzione non è ineccepibile». In più di una circostanza lo hai ribadito. Anche durante le varie edizioni di Creatives Are Bad a cui hai portato sempre, con forza, il tuo contributo.

Sfuggente come termine, profondo come significato. Con chiarezza ci hai sempre fatto notare come «nel nuovo mondo blur prodotti e servizi si confondono. I compratori vendono e i venditori comprano. Le tradizionali catene del valore si trasformano in intricate ragnatele economiche. Le case sono diventate uffici…».

Non vogliamo pensare che questa globalizzazione, altamente amplificata, sia stata la causa del tuo allontanamento da noi. Per questo, ora siamo noi che te lo chiediamo a voce alta: «Cos’è questo “blur”, prof?»