«Un libro di spiritualità e teologia su penitenza e peccato»: così Marco Tosatti, “decano” dei vaticanisti italiani, ha definito l’ultimo lavoro editoriale di Padre Serafino M. Lanzetta, “Fatima. Un appello al cuore della Chiesa” (Casa Maria Editrice), presentato per la prima volta in Italia giovedì 22 giugno 2017 in una gremita Aula Consiliare del Comune di Sarno (Sa).

In compagnia dell’autore sono intervenuti all’iniziativa, patrocinata dal Comune di Sarno: il Sindaco di Sarno e Presidente della Provincia di Salerno, Giuseppe Canfora; il Sindaco di San Valentino Torio e Consigliere provinciale, Michele Strianese; il Sindaco di Pagani, Salvatore Bottone, il Vicesindaco di Sarno, Gaetano Ferrentino; il Presidente del Consiglio comunale di Sarno, Maria Rosaria Aliberti; l’Assessore comunale alla Cultura, Vincenzo Salerno; il Consigliere regionale Alberico Gambino. Presenti in sala anche altre autorità civili, religiosi e la Corale Polifonica “Laetamini in Domino” del Maestro Celestino Pio Caiazza, che si è esibita con i canti “Madonna Povertà” e “Lode all’Altissimo”.

«È un momento di grande fede e siamo più che orgogliosi di aprire le porte del nostro Comune al caro concittadino Padre Serafino Lanzetta – ha dichiarato il Sindaco di Sarno, Giuseppe Canfora –  Siamo esterrefatti nel vedere l’Aula Consiliare così affollata di persone, richiamate dalla presenza del giovane teologo Lanzetta, figlio della nostra terra, che con la sua profonda spiritualità ed altissima religiosità porta nel mondo la Parola del Signore».

In “Fatima. Un appello al cuore della Chiesa” Padre Serafino M. Lanzetta, originario di Sarno ed attualmente Sacerdote in carica della Parrocchia di St. Mary – Gosport nella Diocesi di Portsmouth (Inghilterra), nonché libero docente di teologia dogmatica alla Facoltà Teologica di Lugano (Svizzera), sottolinea che a Fatima «la Madonna ci ricordava che bisogna parlare con Dio, che bisogna pregare incessantemente con una preghiera, il Santo Rosario, che è lode incessante e richiesta incessante di misericordia e di salvezza dalla perdizione eterna».

Pubblicato in concomitanza del Centenario delle Apparizioni della Vergine di Fatima, celebrato lo scorso 13 maggio, P. Serafino M. Lanzetta nella sua opera (che ha già ricevuto richieste di traduzione in portoghese per la diffusione in Brasile) tratta del «più importante messaggio soprannaturale del XX secolo che ancora ci interpella. Una profezia che deve ancora compiersi», dando una lettura “celeste” degli eventi storici ed ecclesiali.

«Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia compiuta»: con queste parole pronunciate da Benedetto XVI a Fatima il 13 maggio 2010, il mistero di questa grande profezia è ritornato al centro della Chiesa. La terza parte del Segreto non è da leggere solo al passato, in riferimento ai martiri del XX secolo, ma è una visione di ampio respiro, riguardante il mondo e la Chiesa nel suo interno.

«La Russia ha diffuso abbondantemente i suoi errori nel mondo – scrive Padre LanzettaE la diga celeste che poteva arrestare lo spargere del male non ha funzionato Il Portogallo, nel quale si sarebbe conservato il “dogma della fede”, è sicuramente la Nazione portoghese, come Russia è il nome preciso di una nazione e di un’ideologia. Si potrebbe però allargare il discorso e vedere quel “Portogallo” come ogni luogo e ogni anima che, accogliendo la richiesta della consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, avrebbe scampato alla rovina materiale e spirituale? Il campo è ormai devastato dal nemico. La vera fede è combattuta e si spegne. L’unica alternativa alla distruzione è il Cuore Immacolato: un luogo puro nel quale possiamo rifugiarci e così conservare la fede, la speranza e la carità; quel luogo dove abita Dio, mai sporcato dal peccato e dall’orgoglio».

«Il messaggio di Fatima – rimarca Padre Serafinoci indica un grande antidoto al male prodotto e vissuto nella storia: la penitenza. È uno strumento essenziale per riparare al male fatto contro Dio e contro l’uomo, purifichiamo noi stessi e la storia. E ci prepariamo, rinnovati interiormente, ad accogliere quello che il futuro riserva. In mancanza di ciò, il male commesso continua a sedimentare nelle nostre vite e nella storia del mondo».

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